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sabato 13 maggio 2017

KDE e cgit

Il progetto KDE utilizza cgit come frontend web per i repository git.
Il progetto cgit fornisce un accesso web super fast ai repository git, con
alcune funzione di utilità specifiche come il riconoscimento dei repository on-the-fly.
Sicuramente rappresenta una valida alternativa alle molteplici interfacce web
già presenti sul mercato.

mercoledì 10 maggio 2017

Applicare la geolocalizzazione massivamente in Digikam 5.5

digikam1.pngDigikam è veramente uno strumento di gestione delle immagini potentissimo, ma paradossalmente pecca di alcune carenza (a mio avviso)
proprio nella gestione massiva delle immagini, in particolare metadata e geolocalizzazione.
Con quest'ultima mi sono dovuto scontrare per inserire la località massivamente partendo dalle coordinate.
Ecco quindi come fare (versione attuale 5.5.0):


  1. selezionate una sola immagine e dal menu' Item selezionate Edit Geolocation… che aprirà la finestra di dialogo per
    la georeferenziazione. Da qui abilitate il pannello Details sulla destra e, dopo aver riselezionato l'immagine nella lista
    che compare all'interno della finestra, inserite le coordinate.

  2. cliccate sul tasto Apply nel pannello Details (non è quello che compare a fianco di Close!).
  3. dalla lista delle immagini della finestra di dialogo, dove ve ne è sempre e solo una, click destro e selezionate dal menu'
    contestuale Copy coordinates e infine chiudete la finestra di dialogo.



  4. selezionate ora tutte le immagini alle quali volete applicare le modifiche e nuovamente dal menu' Item scegliete
    Edit Geolocation…. Nella finestra di dialogo che appare selezionate nuovamente tutta la lista di immagini
    e fate click destro, poi dal menu' contestuale scegliete Paste coordinates.



  5. cliccate su Apply, questa volta il pulsante in fondo alla finestra, e il sistema inizierà a inserire le coordinate
    in tutte le immagini.

Nuovo sito web per Digikam!

Digikam, uno dei software che uso di piu' attualmente, ha un nuovo sito web completamente rinnovato e sicuramente molto piu' accattivante
rispetto a quello precedente!
Dopotutto, anche il sito web è importante per un progetto, perché consente di attirare nuovi utenti e potenziali sviluppatori.
Veramente un lavoro elegante e ben fatto.

domenica 26 febbraio 2017

KDE @ school

Articolo molto interessante sull'adozione di KDE nelle scuole.
Come spiega l'articolo, al giorno d'oggi gli studenti non sono molto interessati all'interfaccia grafica che gli si presenta, basta che funzioni e gli permetta di essere connessi in modo veloce ed efficiente. Ma il risparmio per l'amministrazione può risultare importante.
Perché almeno le nostre università non prendono esempio?
Perché i professori, per primi, continuano a scrivere articoli con strumenti proprietari?

mercoledì 22 febbraio 2017

Kate, sudoedit ed essere suid

Nelle prossime versione Kate (e anche KEdit mi pare di capire) non permetterà piu' di essere eseguito in modalità SUID, ovvero con permessi di root abilitati. Questo prevenie molti inconvenienti legati piu' all'antico stack di X Windows invece che a KDE stesso.
Ora, come si potrà fare a editare file dove occorrano permessi elevati? La soluzione pare essere quella di usare una combinazione di warning e sudoedit.
Sebbene la soluzione sia interessante e quantomeno mirata alla buona educazione degli utenti, vedo alcuni problemi legati alla scelta di "sudoedit" stesso. Ci sono infatti sistemi che stanno/hanno abbandonato sudo a favore di qualcosa piu' compatto e installabile nella base (ad esempio OpenBSD e doas(1)). Legarsi quindi ad un programma esterno, seppur diffuso, rischia quindi di diventare una difficoltà per il porting su altre piattaforme.

Ah, giusto come nota, per gli utenti Emacs si può utilizzare TRAMP con url /sudo::/path/to/file (richiede un accesso SSH alla macchina, che è un po' un collo di bottiglia iniziale, ma tutto sommato sicuramente valido).

venerdì 27 gennaio 2017

KDE Slimbook

Finalmente!
Anche KDE (e Linux in generale) inizia ad acquistare coesione con l'hardware.
E' nato KDE Slimbook, un notebook interamente basato su KDE (neon).


venerdì 13 gennaio 2017

KDE 5.9 e i menu' detached

KDE 5.9 (non ancora production-ready) riporterà una opzione interessante e alla quale gli utenti Mac OS 9-X sono sicuramente affezionati: i menu' staccati delle applicazioni.



KDE ha avuto questa funzione fin dalla versione 1, e in effetti la usavo quando muovevo i primi passi con questo meraviglioso desktop environment. Dopo tanti anni di KDE e altrettanti anni di non-menu'-staccati non so se troverò utile o meno questa funzionalità, diciamo che una caratteristica interessante è quella di poter stringere lo spazio occupato dal "contorno" di una applicazione lasciando quindi maggior spazio visivo all'utente che si può concentrare sui contenuti.

Ad ogni modo, meglio avere una opzione in piu' che una in meno; sicuramente questa possibilità rendere piu' facile la migrazione di utenti da un altro sistema operativo (con mele morsicate) a *nix + KDE!

sabato 7 gennaio 2017

KDE Flickering

Problema: KDE 5.9 su Kubuntu 15.10 e scheda grafica NVIDIAGeforce 9600M GT e lo scherma sfarfalla ad ogni visualizzazione/cambio di finestra.

Nelle impostazoni del Composer ho modificato il rendered ad OpenGL 2 a OpenGL 3.1 e tutto ha iniziato subito a funzionare.

NOn è la prima volta che mi capita, ma solitamente questa impostazione sballata aveva solo l'effetto noioso di non far funzionare bene i cambi di desktop (tridimensionali), ma questa volta si è presentato con uno sfarfallio veramente molto noioso.

domenica 6 novembre 2016

OSX Dock: basta emularlo!

Non sono solito voler sminuire i progetti OpenSource, specialmente quelli creativi, ma veramente, basta tentatre di emulare il dock di OSX!
Da quando la Apple ha lanciato OSX abbiamo assistito a ogni forma di emulazione: temi liquid, schemi di colore, menu' piazzati in alto e distaccati dalle finestre (una cosa che sta tornando in Qt 5), e il temuto dock di OSX.
OK, il dock è molto elegante, è sicuramente molto flessibile, ma dopo aver lavorato tante ore con sistemi differenti posso dire che il vecchio pannello old-style è quello che rende piu' comfortevole l'ambiente.
Non mi importa di avere le icone che fanno zoom, rimbalzano, si illuminano o altro, mi interessa che il dock occupi poco spazio e che la roba che mi serve sia al suo posto (e possibilmente fissa!).
Quindi voto negativo all'ennesimo sforzo di emulare questo dock.

venerdì 14 ottobre 2016

Happy Birthday KDE!

Oggi KDE (era Kool Desktop Environment) compie 20 anni!
E da circa 8 è il mio desktop di riferimento, per scelta, sia per uso quotidiano che sviluppo.
Ho scritto tanti post su questo famoso e glorioso progetto, ma oggi una cosa in particolare ha fatto sobbalzare il mio animo informatico: una nuova release di KDE 1. No, non è un errore di battitura, bensì lo sforzo di un programmatore di mantenere in vita la prima versione del famoso desktop facendola girare su sistemi moderni. E poco dopo l'uscita di una immagine NEON, che non vedo l'ora di provare.
Già, ricordo ancora quando quel desktop comparve, brillante e ordinato, sulla mia Mandrake 6 che dopo appena un paio di ore si era installata su un vecchio Celeron a 300 MHz...

giovedì 25 agosto 2016

KDevelop 5

Dal'annuncio sembra che questo fantastico IDE; che ho usato alcune volte (ammetto che lasciare Emacs è per me molto difficile) pare aver fatto un decisivo salto di qualità. E' obbligatoria una prova su strada.
Ma quali sono le differenze con altri IDE, esempio Eclipse? Tante, tecnologiche e concettuali, ma una che a me pare evidente è che KDevelop utilizza le integrazioni di altri servizi esistenti (es. editor Kate) e integrati in un ambiente molto piu' ampio (ecosistema desktop), cosa su cui tutti gli altri IDE o editor evoluti (es. atom) non possono fare affidamento.

martedì 2 agosto 2016

KDE si appresta a compiere 20 anni!

KDE compie 20 anni.
Gia', era il 1996 quando Matthias mando' l'email che esortava alla nascita del famoso desktop basato su Qt, e questo 14 Ottobre si celebrà il secondo decennio del progetto.

E anche se ormai non lascio piu' il mio pc acceso la notte per compilare qualche versione del KDE bleeding-edge, e non soffro piu' di stress da CPU intasata per l'uso dei buildtools, sono ancora molto affezionato al progetto.

E sono anche abbastanza vecchio da aver visto dal vivo ogni mascotte del progetto, dal primo Kandalf a Konqui, il draghetto che da un po' ha subito un simpatico restyling. Ah, e ricordo anche il tempo (noioso) dei Trolls vs Gnomes!




Per l'occasione è stato anche prodotto un mini-libro con alcuni commenti da parte dei protagonisti principali:  (anche se manca all'appello Mosfet!).

sabato 23 maggio 2015

Qt compie 20 anni

Il mondo sta festeggiando 20 anni di Qt.
Come vola il tempo.
Per chi non lo sapesse Qt è un framework grafico che si è molto esteso nel tempo. E' scritto in C++, originariamente da TrollTech, una ditta norvegese. L'utilizzo forse piu' ampio e conosciuto di Qt è nel desktop grafico KDE.

Personalmente ho incontrato Qt per caso, nel 1999. O meglio, ero già al corrente di Qt, ma non avevo mai guardato sotto al cofano. Ebbene nel 1999 ho trovato un articolo su Linux Magazine che spiegava come creare una piccola applicazione grafica con le librerie KDE, che in effetti ricordano molto quelle di Qt sulle quali si appoggiano.
Da lì ho iniziato a esplorare l'universo Qt, facendo arrivare anche il Tucano Book (http://shop.oreilly.com/product/9781565925885.do). Ahimé, nonostante l'interesse costante per Qt, non ho mai avuto l'opportunità di usarlo in un progetto di produzione, ma solo per piccoli progetti personali.

Qt mi ha insegnato molte cose.
Anzitutto la documentazione è eccellente (specialmente se comparata a quella delle KDELibs, che a mio parere è lacunosa).
L'API è straordinariamente semplice e coerente, cosa che non ho trovato in nessun altro framework analogo.
La gestione della persistenza database è semplicemente disarmante: nessun altro framework/ORM riesce a dare gli stessi risultati in termini di codice.
Il codice risultante è sempre compatto, chiaro, e conciso.
Il concetto di signal/slot è apparentemente piu' complesso rispetto a quello di eventi/handler di altri framework, ma alla fine risulta di gran lunga piu' elengate.

Qt è definitivamente per me l'esempio di come dovrebbe essere una libreria.

martedì 10 febbraio 2015

My story about KDE

KDE is by far the Open Source project I used longer than all the others, of course excluding Linux itself, a few shells and to some extent GNU Emacs.

I first met the Kool Desktop Environment (KDE) when I was a student at university. At that time I was spending my time digging into this Linux-thing, as well as learning a lot of new cool Unix stuff.
At home, I had just installed a Red Hat 5.2, that was shipped with what I believe it was a prototype of some Gnome applications (I remember the configuration system was a GTK application). There was no KDE desktop at all.
At the university, there were machines running Debian GNU/Linux (with Gnome) and a few Solaris workstations with the CDE.
I liked CDE, I really did! It was quite clean to me, and I found the multiple desktop a very interesting idea. I also liked the panel with multiple menus, or docks or whatever their name was.
But my Linux box at home looked ugly, with FWWM2 and WindowMaker as the more advanced "desktops" available.

Later that year, I don't remember how, I found a distro called Mandrake.
And everything changed.
Mandrake was based on Red Hat (if my memory serves me well the numbering was pretty much the same) shipped with KDE installed as default desktop.
I was impressed from such piece of code: I felt at home with such an UI.
There was a dock, there were applications and a file manager that didn't suck (well, the Gnome one sucked for a while in my opinion), a lot of ready-to-go applications.
The look and feel was great, and it seemed that developers did spent a lot of time and effort in making all consistent. As an example, I remember even the window title animated when the size of the window did not suffice to make it all readable.

Well, at that time I was not doing a lot of stuff using Linux. I was just experimenting and trying to get some documents well written using an office suite (it was too early for me to learn some LaTeX!). Internet was something quite obscure outside of the campus, and I spent a few money chaning my winmodem to an external one that allowed me to use KPPP to connect to the Internet.
My KDE desktop had a classic configuration:




KDE did play an important role in my Linux conversion: the command line is quite scarying to anyone who is just learning, and having a fully integrated desktop (even more integrated than others) allowed me to sit in front of my computer and concentrate on learning, being assured that if I cannot do something via the CLI the UI would have done it for me.

So my university life continued using KDE and some KDE applications (e.g., the debugger) assisting me in the small homeworks. However the university was not using KDE at all, preferring Gnome desktops on both Linux and Solaris; I suspect the choice was done due to some issues between the Free Software Foundation and the Qt-KDE, as well as some major distro (like Red Hat) offering and supporting Gnome.
I have to admit that at some point in time, a few Solaris machines started prompting the user for a CDE/KDE alternative, but many students excluding me were using CDE because that was what the university teached us.



At that time it was a lot easier to find some help related to the Gnome desktop than to the KDE one, and the latter was something not well appreciated here in Italy, or at least not as strongly pushed as it was in Germany. But a few distros started shipping KDE and KDE-only installations, such as SuSE and Caldera. Feeling a little less alone in using my desktop of choice, I sticked with it and continued to use and explore.

I believe a huge jump in quality was at the time of KDE 2, where the "component" model become more and more apparent to the bare user. I'm not talking directly at KOM (and Corba related stuff), even if that was the engine under the hood, but to the fact that an application could do a many things because they were simply available to the desktop as a whole. So for instance you could open a PDF file into a web browser, or use a web browser to see a directory tree (and not with the horrible apache-like web interface), and stuff like that. That was a kind of impressive cohesion amongst the application components.



In those years I did not have a broadband Internet connection, so the only thing to do in order to have a fully fresh KDE desktop was to wait for some magazines to issue with a set of CDs. And most of the time updating from such CDs was a pain, and that was how I become quite good in doing backups and restoting a working machine from scratch, but this is another story.
By the way, at a point in time I got a Red Hat 9 shipped with KDE 3, which was really cool. The look and feel, the applications and the themes were pure eyecandy. And how to forget the great work done by Mosfet (and the incident that occurs with Pixie)?
That was the time of my master thesis.




Having acquired more confidence in the desktop itself, as well as in the toolchain required to build it, I started to build my own versions. That was not so simple, since I had to download all sets using the Internet connection of my job place and then let the computer doing the hard work. My poor Intel Celeron was busy all day compiling KDE in background, and you cna imagine how responsive it could have been at peeks! But it did not matter, in less than a week I could have a new KDE version up and running on my system!
The 3.3 release, with the bubble titles and that great icons was really impressive to me.




I did that until version 3.5, and then, shame on me, I switched to Microsoft Windows for a while. That's because I was doing a kind of University project, and having university laziness on me, I didn't want to spend a lot of time in configuring my laptop.
Luckily, as when you got drunk, the bad effects go away sooner or later, and so I quickly joined back KDE. At that time a distro in particular was famous in the KDE panorama: Kubuntu. I installed 6.04, if my memory serves me right, and liked the idea of having a KDE-specific distribution. I still use Kubuntu on a lot of machine of mines.

The jump to KDE 4 was quite a shock, even for me that I have followed the decisions and improvements. However, once I got used to the new interface and look and feel, I was at home again. And of course, I was not expecting the big vendors shift, but was running 4.0 as soon as it was considered stable. I laugh remembering a colleague of mine that, in the act of emulating, get messed with KDE 4.0 and was forced to switch back to something he knew better. He does not know KDE a lot even today, sorry pal!



Even if the desktop was not so complete as in previous versions, the ideas behind it were really promising. In particular the widgets and SVG graphic were winners in my opinion (and in fact were "migrated" to other popular proprietary platforms).




In the last years my KDE-aggressiveness has calmed down, and now I follow only stable and mature branches, even if I'm always excited when I get the opportunity to get a new release.

And yes, I've not switched yet to Plasma 5...I was a lot busy at the time. But I'm going to try it very soon.

domenica 1 febbraio 2015

Il nuovo Planet KDE

Come risultato di un KDE-SoK (Season of Code), il planet KDE ha cambiato look and feel. Il nuovo planet risulta particolarmente gradevole, ed è un buon aggiornamento del famoso aggregatore dopo diversi anni di onorato servizio.
Buona lettura!

mercoledì 12 febbraio 2014

KDE at work

E' stato pubblicato un interessante post sul planet di KDE che mostra alcuni screenshot del favoloso desktop Unix in azione in ambienti di produzione. Si tratta in particolare di due aziende che realizzano effetti speciali per film e serie televisive: Framestore e di The Mill.





Mostrare questi utilizzi del desktop del drago e' importante al fine di rendere ancora piu' esplicito il livello qualitativo del software OpenSource e del Plasma Workspace.

giovedì 9 gennaio 2014

kwin dove sei finito (ossia l'ennesimo update sbagliato)

Ancora una volta il sistema di update automatico di (k)Ubuntu mi ha deluso.
A seguito di un normale upgrade, e pur avendo letto tutte le informazioni, il mio desktop KDE ha smesso di funzionare correttamente. In particolare kwin, il gestore di finestre, non reagiva lasciando le finestre prive di bordo e titolo. Il resto del desktop sembrava funzionare regolarmente e anche lo switch fra le applicazioni si comportava correttamente, ma nulla da fare per le window-decorations. E a nulla e' servito un ben assestato

kwin --replace

Unica soluzione fare un nuovo aggiornamento pulito con installazione fresca della nuova versione del desktop.
Ritengo che Linux sia una buona scelta per il desktop, ma occorre che le distribuzioni risolvano questo fastidioso problema dell'aggiornamento-che-spacca-tutto-il-sistema. O quantomeno prevedano un buon sistema di rollback (a chi viene in mente BootEnvironment di OpenSolaris e FreeBSD?).

mercoledì 8 gennaio 2014

Framework 5

E' di ieri la notizia del rilascio del Framework 5, l'infrastruttura che sara' alla base della nuova versione del KDE.
Pur essendo una Technology Preview, e quindi non stabile, questa notizia e' molto importante per il mondo Open Source: non si tratta infatti di una "semplice" evoluzione di uno dei desktop piu' conosciuti e utilizzati, bensi' di un vero e proprio Framework di sviluppo rapido. Come riporta infatti l'annuncio:

Through KDE Frameworks efforts, these libraries have been methodically reworked into a set of independent, cross platform modules that will be readily available to all Qt developers.

The KDE Frameworks—designed as drop-in Qt Addons—will enrich Qt as a development environment with functions that simplify, accelerate and reduce the cost of Qt development. Frameworks eliminate the need to reinvent key functions.

In altre parole, pur rimanendo KDE-focused, il framework 5 potra' essere sfruttato anche da applicazioni non-KDE (purche' Qt) apportando vantaggi di sviluppo e integrazione a tutto tondo.
Ritengo che questa decisione potra' giovare enormemente alla diffusione di KDE: se uno sviluppatore trarra' beneficio dal Frameowkr 5 anche fuori dal contesto KDE sara' maggiormente invogliato a completare la migrazione verso il desktop.

mercoledì 27 novembre 2013

Editor di testi

Aron Seigo ha pubblicato un interessante post nel quale parla della sua "conversione" da Vim a Kate, l'editor di default dell'ambiente KDE (per chi non lo sapesse, Seigo e' stato il leader dello sviluppo della versione 4 di KDE).
Tre sono fondamentalmente le motivazioni del passaggio da Vim a KDE: (i) scorciatoie simili, (ii) la possibilita' di avere delle sessioni, ossia una sorta di project management per gruppi di file e (iii) la console integrata.

L'aspetto degli editor mi tocca sempre profondamente, anche perche' l'editor di testi e' effettivamente lo strumento piu' usato da uno sviluppatore software (e anche dai sysadmin). Francamente sono abituato a Emacs e tendo a vedere negativamente ogni altra possibilita'. Si tratta certamente di una mia inclinazione e preferenza, ma Emacs e' a tutti gli effetti uno di quegli strumenti che mi permette di fare tutto e, cosa non trascurabile, funziona su qualunque piattaforma io debba lavorare. E con piattaforma non intendo solo il sistema operativo/architettura, ma anche il sistema grafico (che potrebbe anche essere assente).
Purtroppo Emacs sta diventando, a mio avviso, sempre piu' un sistema per abitudinari, e questo fara' si che molte delle feature interessanti non vengano portate su Emacs facilmente.
Tuttavia continuo ad essere molto soddisfatto di Emacs, che fino ad ora mi permette di avere una interfaccia unificata verso file system, sviluppo di software, editing di testo e shell.

Questione di gusti.

venerdì 15 novembre 2013

KMail, KDE e la directory della posta

Ormai sono piu' di 10 anni che uso fedelmente KDE come desktop environment.
Mi piace, funziona bene, mi trovo bene, e anche se ne esistono di piu' leggeri e semplici, lo preferisco a molti competitor anche commerciali.
La mia passione per il programma di posta elettronica, KMail, si e' andata affievolendo negli anni. Non che il programma abbia perso in qualita', ma semplicemente mi sono mosso verso un approccio maggiormente Web per riuscire a tenere ordine fra tutti i computer che uso. Insomma, un po' piu' di cloud.
Ma uso ancora KMail, e fino ad ora non avevo mai avuto problemi. Fare il backup della posta era una operazione semplice e quasi indolore, e in linea con la filosofia Unix si trattava di poco piu' che un tarball ben assestato.
Eppure nelle ultime versioni di KDE/KMail qualcosa e' cambiato, e in modo anche abbastanza silenzioso oserei dire.
La cartella della posta di un utente non risiede piu' in ~/Mail, come ci si potrebbe aspettare, ma in una cartella nascosta ~/.local che il KDE usa appunto per lo storing dei dati delle applicazioni.

Nulla in contrario, basta sapere cosa si deve cercare, ma onestamente penso che la scelta sia idiota (e difficilmente mi sentirete mai dare addosso a KDE!).

Anzitutto KDE ha gia' una cartella privata, che e' ~/.kde, e quindi non vedo l'esigenza di averne una differente. Ma anche ammesso che questo sia un modo per tenere configurazioni e dati separati, approccio piu' che comprensibile, non vedo perche' creare una cartella nascosta ~/.local. E ancora di piu' non capisco come mai ~/.kde non abbia un link a ~/.local in modo da permettere almeno un salvataggio dei file attraverso i link.
Mi ricorda molto l'approccio Microsoft Windows con la "Application Data" in ogni home utente.

La morale di quanto scritto sopra? Fare sempre un backup accurato dell'intera directory home!
Non si puo' sbagliare.